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Anna Karenina

mar 5, 2013 by

Joe Wright ha avuto un bel coraggio: tentare di inscenare quella che Dostoevskij e Nabokov  hanno definito “la più grande opera letteraria del XIX secolo” non è certo uno scherzo, e molti altri hanno fallito prima di lui. Non è uno scherzo non solo per la lunghezza dell’opera quasi impossibile da raccontare in una pellicola, ma anche per i cambi frequenti di luoghi (nel libro soprattutto tra Mosca e San Pietroburgo). La trovata del regista è stata una sovrapposizione di inquadrature teatrali molto raffinate, con continui capovolgimenti di scena e introduzione di nuovi dialoghi. E’ così che ci si trova in qualche secondo dalla casa di Stepan Arkad’ič Oblonskij (Stiva), alla stazione dei treni dove Anna incontrerà il suo amante/aguzzino, l’ufficiale dell’esercito Aleksej Kirillovič Vronskij, al ballo di Kitty. Tutto ciò potrebbe sembrare riassuntivo e approssimativo ma forse era l’unico modo per raccontare tutta la vicenda intorno a cui ruota il romanzo senza spronfondare in un polpettone infinito in stile Corazzata Potemkin. Ciò in cui pecca il film di Wright e sceneggiato da Tom Stoppard non è l’approssimazione teatrale bensì la frivolezza della Russia zarina rappresentata. Il romanzo di Tolstoj è sempre stato criticato in patria proprio per questa peculiarità che stonava con la  “Povera gente” di Dostoevskij e con le “Anime morte” di Gogol. Un tipo diverso di realismo? Fatto sta che tutto il film, per quanto ben interpretato dagli attori (Jude Law nel ministro Karenin su tutti) gira intorno alla splendida ma sempre troppo fredda e rigida Keira Knightley, più adatta alla Ginevra di King Arthur che a un ruolo che richiede molta più passione e struggimento. Bellissima la colonna sonora di Benjamin Wallfisch e Dario Marianelli: la scena del ballo tra Anna e Vronsky col sottofondo di Dance with me toglie il fiato.

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