Tutti gli articoli di Raffaella Pirozzi

Class action degli utenti contro Facebook: “Spia i messaggi privati per fini commerciali”

L’azione è stata promossa presso una Corte californiana da due utenti degli Stati Uniti. Secondo le accuse, i link utilizzati nelle conversazioni “riservate” sarebbero in realtà scansionati e immagazzinati per la profilazione dei mittenti e per migliorare l’offerta di servizi commerciali. La società si difende: “Accuse infondate, ci difenderemo con vigore”

Class action contro Facebook

Come spiega il Financial Times, nei documenti presentati alla Corte si legge: “Contrariamente a quanto detto, i messaggi privati di Facebook sono sistematicamente intercettati dal gruppo per capire di cosa i suoi utenti parlano”. L’attività di spionaggio – sempre secondo i due cittadini americani – non servirebbe al social network per migliorare la trasmissione delle comunicazioni, ma per tracciare le preferenze dei suoi iscritti e poi condividerle con inserzionisti pubblicitari o altri aggregatori di dati.

Citando una ricerca indipendente al riguardo, i due ricorrenti aggiungono che facendo passare il messaggio come “privato”, Facebook crea una speciale opportunità di generare profitto perché gli utenti – convinti di comunicare attraverso un servizio non sorvegliato – molto probabilmente finiscono per svelare gusti e aspetti della propria persona che non rivelerebbero se sapessero di essere “intercettati”. Nel dettaglio, secondo le accuse qualora l’utente inviasse un messaggio con un link a un altro sito, questo sarebbe tracciato per profilare meglio l’attività web di quel mittente; o ancora, potrebbe fornire agli sviluppatori web un contributo per generare i “like” sulle pagine tematiche. Secondo il social network, però, le presunzioni dei due utenti “sono infondate nel merito” e sulla scorta di questa convinzione si annuncia l’intenzione “di difenderci con vigore”.

La nuova causa rappresenta solo uno degli ultimi problemi legali di facebook. A dicembre un tribunale di Manhattan, New York, aveva dato ragione a un gruppo di azionisti che lamentavano il fatto di non essere stati informati in modo adeguato sulle prospettive del loro investimento. E ancora lo scorso agosto il colosso ha patteggiato un’azione legale, pagando 20 milioni di dollari per aver usato foto e nomi di utenti a fini pubblicitari senza avvertirli, violando di fatto la loro privacy.

fonte: Repubblica

Lampedusa, Malmstrom (Ue) su video Tg2: “Inaccettabile, aperta indagine”

La Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un’inchiesta. Il fascicolo di “atti relativi” è stato aperto dallo stesso procuratore capo, Renato Di Natale; i reati ipotizzati, a carico di ignoti, sono quelli di violenza privata e maltrattamenti nei confronti di persone sottoposte a cura e custodia

Le immagini del trattamento nel centro di detenzione di Lampedusa sono “spaventose e inaccettabili” e la Ue “ha già cominciato una indagine”. Il commissario europeo Cecilia Malmstrom minaccia sanzioni per l’Italia dopo aver visto le immagini trasmesse in esclusiva dal Tg2 sul centro di accoglienza dell’isola siciliana: “Non esiteremo ad aprire una procedura di infrazione per assicurarsi che gli standard europei siano rispettati”.

“La nostra assistenza e sostegno alle autorità italiane nella gestione dei flussi migratori può continuare solo se il paese garantisce condizioni umane e dignitose nel ricevimento di migranti, richiedenti asilo e rifugiati” dice l’alto funzionario Ue commentando il servizio andato in onda sul Tg2. Malmstrom aggiunge che “contatteremo le autorità italiane per chiedere maggiori informazioni su questi eventi e chiederemo loro di fare piena luce su quanto accaduto”. Annunciando che è già cominciata una indagine europea, Malmstrom specifica che essa riguarda “le spaventose condizioni in molti centri di detenzione italiani, Lampedusa compresa”.Il premier Enrico Letta ieri ha annunciato un’indagine approfondita sul caso: “Sanzioneremo responsabili”.

Migranti a Lampedusa nel servizio del tg2

 

Aperta una inchiesta per violenza privata e maltrattamenti. Intanto la Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un’inchiesta. Il fascicolo di “atti relativi” è stato aperto dallo stesso procuratore capo, Renato Di Natale; i reati ipotizzati, a carico di ignoti, sono quelli di violenza privata e maltrattamenti nei confronti di persone sottoposte a cura e custodia. La Procura acquisirà la versione integrale del filmato, parzialmente trasmesso dal Tg2; nelle immagini, riprese con un cellulare da un siriano ospite del Centro, si vedono alcuni profughi, completamente denudati, sottoposti a trattamento anti scabbia. Intanto Valerio Cataldi, autore del servizio, in un editoriale sul Articolo 21 denuncia che l’autore del filmato rischia rappresaglie.

Cancellieri: “Prima di giudicare va fatta un’inchiesta”. Bisogna vedere tutta la procedura cosa comporta, prima di giudicare va fatta un’inchiesta, però le immagini fanno impressione” ha detto il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri a Radio24. “Le immagini di Lampedusa fanno stare male – ha aggiunto -. Perché il problema delle disinfezioni esiste, so che Letta ha chiesto un’inchiesta. Può darsi che le immagini distorcano la realtà”.  Di parere diverso un altro ministro del governo Letta: “Le procedure non prevedono personenude in un capannone e irrorate con un disinfettante” dice la responsabile del dicastero della Salute Beatrice Lorenzin. ”Ero in Consiglio dei Ministri e ho visto le immagini con Alfano che è balzato sulla sedia e si è attivato per capire chi fosse il responsabile. Non c’è solo la sicurezza ma anche la dignità da rispettare. I controlli vengono fatti dagli ispettori, interverrà il ministero degli Interni”. Il contratto con la cooperativa che gestisce il centro di Lampedusa andrebbe revocato? “Non posso entrare in queste valutazioni – risponde – ma abbiamo chiesto chiarezza, avremo a breve un resoconto. Vorrei spiegazioni e il ripristino dei diritti e della dignità”.

L’amministratore della cooperativa: “Inscenato quanto si vede”. “Il trattamento che noi stavamo facendo, previsto da un protocollo, stava durando da un’ora e mezza e a un certo punto alcuni immigrati si sono spazientiti, si sono spogliati e hanno chiaramente inscenato quanto si vede” sostiene Cono Galipò, l’amministratore delegato della cooperativa ‘Lampedusa Accoglienza’, intervistato da Radio Città Futura. “Il tutto va contestualizzato – ha spiega il responsabile del Centro -. Abbiamo avuto tre sbarchi in cui il sospetto di scabbia era molto alto e normalmente quando i casi sono pochi i trattamenti si fanno in infermeria, ma quando sono 104 ci vogliono dei locali disponibili”. Il rammarico di Galipò è di “non aver bloccato l’iter e l’operazione quando i due immigrati si sono innervositi. Certo, non siamo d’accordo su quelle condizioni, ma ribadisco che tutto va rapportato al momento”.

Ex sindaco Maraventano: “Sciopero della fame”. “I profughi che si trovano ancora a Lampedusa sono stati abbandonati e, come abbiamo visto nelle immagini, vengono trattati come bestie, disinfettati nudi nel cortile. Appena tornerò a Lampedusa inizierò venerdì lo sciopero della fame per chiedere la chiusura immediata del Centro d’accoglienza” dice Angela Maraventano, ex sindaco leghista dell’isola.  “Non si era mai vista una cosa del genere – diceall’Adnkronos – abbiamo avuto esodi massicci nel passato, ad esempio nel 2011, ma non venivano trattati in questo modo. Questi profughi vivono di giorno per strada, chiedono l’elemosina, a volte dormono fuori. Insomma, sono stati abbandonati, completamente abbandonati…”.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/18/lampedusa-malmstrom-ue-su-video-tg2-inaccettabile-aperta-indagine/818096/

I giovani medici italiani: “Non vogliamo essere cervelli in fuga. Fateci lavorare qui”

Per l’anno accademico 2013-2014 i posti previsti per gli specializzandi saranno solo duemila, a fronte di oltre settemila laureati. I ragazzi rivendicano la disparità di trattamento nei confronti dei corsisti di medicina generale e degli specializzandi non medici

I giovani medici italiani non vogliono fuggire all’estero

Dal Nord al Sud del Paese il grido è stato uno solo: “Fateci specializzare e non andare all’estero a lavorare!”. I giovani medici italiani, specializzati e specializzandi, insieme a studenti di medicina, biologi, fisici e sanitari, hanno manifestato uniti per chiedere un cambiamento nelle politiche sanitarie e professionali, per “cambiare il paese ma senza cambiare il paese”. Da Bologna a Cagliari, da Palermo a Verona fino a Roma, i giovani camici bianchi sono tornati a protestare, dopo il sit-in di un mese fa, per il #GiovaniMediciDay, manifestazione ‘nazionale’ ma non ‘sindacale’, organizzata dall’Associazione Italiana Giovani Medici (Sigm) per chiedere a governo e Parlamento lo stanziamento urgente di fondi nel Ddl di Stabilità, in discussione alla Camera, a favore della loro formazione e condizioni di lavoro.

Vittime di “sprechi e inefficienze”, come hanno anche scritto sul Tweetmob, non ci stanno a vedersi negato “il diritto alla formazione e il diritto al lavoro”. Chiedono interventi strutturali, per una sanità “senza sprechi e inappropriatezze”, che riconosca il merito e valorizzi la qualità, perché così si liberebbero “ingenti somme utili per l’investimento su conoscenza e formazione”. La realtà di questi studenti e giovani professionisti è infatti più che mai incerta, anche alla luce dei numeri risicati per l’accesso alle scuole di specializzazione.

Il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Maria Chiara Carrozza, ha annunciato che per l’anno accademico 2013-2014 i posti previsti per i medici specializzandi saranno solo duemila, cioé meno della metà degli anni precedenti, in cui erano stati cinquemila nel 2011-2012, e 4.500 nel 2012-2013. Un numero “insufficiente”, ha riconosciuto lo stesso ministro, spiegando che il Governo “è impegnato per il reperimento di risorse ulteriori per aumentarlo”. Troppo pochi, dicono gli studenti, a fronte di oltre settemila laureati e di un fabbisogno stimato dalle regioni di ottomila specialisti. E anche alla luce del fatto, come hanno rilevato i deputati Pd, Roberto Speranza, Donata Lenzi e Filippo Crimì, che hanno incontrato i manifestanti, che “tra il 2013 e il 2023 andranno in pensione circa 100mila medici”. Oggetto della protesta anche “la scarsa considerazione rivolta alla formazione specifica in medicina generale, nonchè la disparità di trattamento nei confronti dei corsisti di medicina generale e degli specializzandi non medici”. Questi ultimi chiedono infatti l’equiparazione delle condizioni economiche e contrattuali degli specializzandi ‘non medici’ a quella degli ‘specializzandi medici’. “Ci viene richiesta la frequenza obbligatoria di 8 ore al giorno per 5 anni – spiega Francesco Corrente, rappresentante di biotecnologi, chimici, veterinari – tutti i giorni da lunedì a sabato ma non abbiamo nessun diritto previdenziale, niente malattia, niente maternità. Dobbiamo frequentare timbrando il cartellino e eseguire analisi di routine in ospedale, senza avere un euro, mentre gli specializzandi in medicina, nelle stesse condizioni, percepiscono 1800 euro al mese”.

Il primo passo del #GiovaniMediciDay è il sostegno a numerosi emendamenti presentati alla camera al ddl Stabilità la cui approvazione andrebbe incontro alle richieste dei manifestanti. “Se per gli anni a venire ci si potrebbe giovare dei Fondi strutturali Europei – spiegano sul loro sito – nell’ambito della programmazione comunitaria in atto in fase negoziale, rimane l’emergenza per i prossimi due anni accademici, per cui dovrebbero essere reperiti almeno 100 milioni di euro annui per garantire la dotazione di contratti di formazione degli anni precedenti e garantire la contrattualizzazione dei corsisti di medicina generale e degli specializzandi non medici iscritti alle scuole di specializzazione di area sanitaria”. Dopo la giornata del 12 dicembre, annuncia la Sigm, la Campagna #GiovaniMediciDay continuerà per stimolare i lavori parlamentari sul ddl di Stabilità, e tratteggiare #lasanitàchevogliamo in previsione della definizione del Patto per la Salute.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/13/i-giovani-medici-italiani-non-vogliamo-essere-cervelli-in-fuga-fateci-lavorare-qui/813172/

La privatizzazione del servizio Idrico, dal caso Aprilia al tentativo acerrano.

L’acqua è un patrimonio dell’umanità e per questo è una risorsa che non può essere oggetto di proprietà privata. Nonostante l’impegno della società civile nella difesa dell’acqua contro le privatizzazioni, è opinione diffusa che la gestione idrica sia difficoltosa da sostenere per gli apparati pubblici, pertanto con la legge Ronchi si è stabilito che le società già quotate in borsa che si occupano della gestione di servizi idrici, la quota di capitale in mano pubblica non debba essere superiore al 30%, con l’obiettivo di porre fine alle inefficienze e diminuire le tariffe.
Di fronte alla privatizzazione di un elemento indispensabile alla vita le proteste non sono mancate, così come non mancarono ad Aprilia e in tutto l’Ato4 Lazio meridionale, quando nel 2005 la Conferenza dei Sindaci mise a gara la gestione del servizio idrico per formare una società mista.
La società vincitrice risultò essere la VEOLIA WATER, società francese leader nel settore della gestione dei servizi idrici delle collettività locali, per le industrie e per il terziario. L’Autorità d’Ambito dell’ATO4 risultò quindi essere fra le prime in Italia ad aver avviato la gestione del Servizio Idrico Integrato, come previsto dalla L.36/94 c.d. “Legge Galli”. La società mista che ne derivò, Acqualatina Spa, non fu accolta con entusiasmo dai consumatori del basso Lazio e non senza giusto motivo.
Come leggiamo dal dossier del Comitato Cittadino Acqua Pubblica di Aprilia, le tariffe dell’acqua ebbero una crescita esponenziale nel giro di pochi anni. Dal dossier emerge che una famiglia di Aprilia che annualmente consumava 190 metri cubi di acqua pagava al Comune nel 2004 122,17 euro. Soltanto un anno dopo la stessa famiglia vide aumentare sulla propria bolletta più di cinquanta euro, con un aumento del 68% annuo. Suc- cessivamente le bollette di Acqualatina sono accresciute notevolmente. Nel 2009 gli stessi 190 metri cubi hanno avuto un costo di 257,52 euro, con un aumento rispetto al 2004 del 110,8%.
Gli aumenti toccarono cifre vertiginose soprattutto per i commercianti, che videro aumentare le loro bollette fino al 403,59%. Per contrastare tali eccessi nacque il Comitato Cittadino Acqua Pubblica di Aprilia, che sin dall’inizio pose in evidenza il suo sconcerto verso il mancato ammodernamento degli impianti che la gestione privata aveva annunciato, verso gli investimenti non realizzati e soprattutto si impegnò a far luce sui passaggi che avevano portato alla nuova gestione. I cittadini, non informati delle nuove regole contrattuali, decisero di continuare a pagare l’acqua alle casse comunali secondo le vecchie tariffe. La reazione di Acqualatina, presieduta da Claudio Fazzone, senatore della Repubblica nelle fila del Pdl, già salito alla ribalta per avere osteggiato lo scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni mafiose, non tardò a farsi sentire. Acqualatina si rivolse alla magistratura, facendo causa, staccando o diminuendo la pressione dell’acqua ai cittadini che continuavano a pagare al Comune, affidando ad Equitalia Gerit la riscossione dei crediti mancanti. Dopo anni di lotte il presidente del Consiglio Comunale di Aprilia ha ordinato la riconsegna dell’impianto comunale da parte di “Acqualatina Spa” con una delibera passata a larga maggioranza.
A questo tentativo disastroso di privatiz- zazione si è opposto un caso differente, quello di Acerra, quando, nel 2005 il sindaco del Prc, Espedito Marletta, concesse la gestione dell’acqua del proprio Comune alla Acquedotti Spa. Il tentativo del sindaco acerrano mostrò vantaggi per i consumatori. Infatti, abbassando i costi per la fornitura all’ingrosso, le tariffe dettagliate risultavano più contenute. Nonostante il risparmio, il sindaco Marletta incontrò le opposizioni del suo stesso partito e di molti cittadini, che isolarono l’iniziativa del primo cittadino perché da sempre impegnati nella difesa del diritto all’acqua pubblica.