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Baustelle – Fantasma

feb 12, 2013 by

 

Sono tornati a Montepulciano per registrare, proprio da dove hanno iniziato, da dove raccontavano la giovinezza così bene e così spietatamente. Che cosa sono i Baustelle? Un gruppo indie? No, è troppo riduttivo. Un gruppo pop? Forse. Ma un gruppo pop che usa orchestre sinfoniche e voci, la strumentazione pop resta a casa, o meglio fuori casa. A Montepulciano, nella loro casa, hanno dato vita a uno dei loro migliori lavori, il visionario Fantasma. Diciannove tracce di pura inquietudine, un viaggio verso la fine dell’età adulta, il giro di boa sorpassato dopo i gemiti e le paure dell’adolescenza (Il sussidiario illustrato della giovinezza, La malavita), Il centro del misticismo come un colpo mancato (I mistici dell’occidente), ora, solo la morte. Ed è  proprio lei, l’oscura signora, il tema principale dell’ultimo disco: la fine, quella non banale, quella melodica, quella di una bimba in camicia da notte di spalle in un angolo, l’occulto degli anni ’60, i rifacimenti ad Antonio Riccardi, a Pietrangeli, a De Andrè. Ma è davvero tutto qui? Un inno al nichilismo? Al pessimismo cosmico? Certo che no. Bianconi riesce a coniugare la sua visione di soprannaturale all’attuale Italia. Un’Italia moderna, torbida, massacrata dai reality, dalla tecnologia e dagli spettri (quelli reali) del fallimento, e come per magia quella che sembrava un’opera rivolta al passato diventa avanguardistica. Basta leggere il testo di Cristina (Gli spettri abitano dimore gotiche, come succede in Edgar Allan Poe. Ma quelli che fanno più paura sono qui, a ricordare il tempo agli uomini. Gli spettri agitano coscienze storiche, fatti epocali, stragi piccole, colpe, peccati, scie di cenere. Ciò che ci fa paura siamo noi) per capire di cosa stiamo parlando. E poi ancora Monumentale, Nessuno, Il futuro, tutti pezzi così intensi da far pensare, forse, che la vena poetica di Bianconi è al culmine. Gli omaggi colti si buttano: Malher, Stravinsky, Morricone, Argento, Messiaen, Baudelaire (immancabile), Lee Masters e l’antologia di Spoon River. Il songwriting è alle stelle, la musica sinfonica è bella e orecchiabile, i ritornelli li canterete sotto la doccia e, cosa più importante, esorcizzerete la paura della morte con la vita. Con la musica.

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