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Linea Verde al @MuseoCAMCasoria per la puntata sulla Terra dei Fuochi_domenica 26 gennaio su Rai1 a partire dalle ore 12.20

Cuba primo Paese al mondo senza la trasmissione Hiv tra mamma e figlio

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La certificazione dell’Oms sull’eliminazione della trasmissione materno-infantile del virus hiv e della sifilide. “È uno dei più grandi traguardi di salute pubblica che si possano ottenere”

ROMA – La firma in calce è più che autorevole, visto che si tratta dell’ufficio americano dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità): Cuba è la prima nazione al mondo a ricevere la validazione dell’eliminazione della trasmissione materno-infantile dell’Hiv e della sifilide. Una procedura che era iniziata nel 2010. “Eliminare la trasmissione di un virus è uno dei più grandi traguardi di salute pubblica che si possano ottenere”, afferma Margaret Chan, direttore generale dell’Oms. “Questa – ha aggiunto –  è una grande vittoria nella nostra lotta contro l’Hiv, e un passo importante verso una generazione Aids-free”.

Ogni anno nel mondo, afferma l’Oms, 1,4 milioni di donne sieropositive hanno un bambino e senza trattamento il rischio di trasmissione del virus Hiv durante gravidanza, travaglio, parto o allattamento è compreso fra il 15% e il 45%, ma scende all’1% con i farmaci. Nel 2013 sono nati 240mila bambini con il virus Hiv, metà rispetto ai 400mila del 2009 ma ancora lontani dai 40mila che erano l’obiettivo per il 2015. “Quasi un milione di donne in gravidanza – scrive l’Oms – sono infettate ogni anno dalla sifilide. Questo può portare a perdita del bambino e serie infezioni neonatali, nonostante l’infezione possa essere eliminata con trattamenti semplici come la penicillina”

Fonte: repubblica.it

I diari della motocicletta, un giretto che tutti dovremmo fare.

diari
la locandina del film

di Paolo Romano

Dopo la visione deludente di vari filmoni da Oscar del 2014 ho deciso di tornare un po’ indietro nel tempo alla ricerca di qualcosa di corposamente bello. E direi che ricerca sia la parola giusta per la scrittura di quest’articolo che altro non è che una riflessione, come siamo abituati a fare dopo aver visto un film.

Nelle scorse settimane ho avuto il piacere di conoscere e parlare con una persona che è stato amico di Chavez e Fidel Castro. Una persona che mi ha raccontato un risvolto della storia che noi non abbiamo vissuto perché dall’altra parte del mondo.

Quest’incontro mi ha portato a guardare in quel pezzo di storia a noi giunto solo come l’olimpo greco. In forma di mito. Così ho acchiappato questo film.

In sintesi è la storia di un Ernesto Guevara ventitreenne in viaggio di piacere con il suo amico Alberto Granado e la sua “poderosa”, vecchia e malandata moto, attraverso il subcontinente sudamericano.

All’epoca Guevara era un brillante studente di medicina. Decide di partire per quest’avventura prendendosi una pausa dai suoi studi.

Il racconto ci presenta l’immagine di un ragazzo di forti principi, ma spensierato, deciso a viversi quattro mesi selvaggi in compagnia di un amico che è più un fratello.

L’obiettivo è arrivare in quattro mesi in Colombia percorrendo ottomila chilometri e festeggiare il trentesimo compleanno dell’amico Granado. La postproduzione ci guida con delle didascalie dei luoghi, ma soprattutto dei chilometri percorsi. La direzione iniziale è verso sud, visitando il centro dell’argentina, passando a salutare la “fidanzatina” di Ernesto per proseguire verso il Cile e la Cordigliera delle Ande.

Ci sono due cose che balzano subito agli occhi. Una è l’immane bellezza di luoghi ancora oggi poco intaccati dalla civiltà che impressiona anche i nostri due giovani protagonisti. La seconda è la voglia pura e pulita di vita. Ernesto e Alberto non cercano droghe e donne da scopare. Non cercano divertimento fine a se stesso, ma come lo stesso Ernesto risponde alla domanda “E voi perché viaggiate?” posta da una coppia di cileni in cerca di lavoro,  “noi viaggiamo per viaggiare!”

Intanto la Poderosa dà sempre più problemi ed i nostri eroi arrivano in Cile. Poco alla volta i toni del film diventano più profondi. Ernesto ed Alberto conoscono una coppia di agricoltori cileni sfrattati dalle multinazionali che, disperati e separati per forza di cose dai figli, cercano di raggiungere una miniera in cerca di lavoro. In loro cresce un sentimento caldo di empatia. Per la prima volta Ernesto si trova a decodificare la realtà come un adulto indipendente. Ed inizia a vedere come la sua terra ed i suoi fratelli sono costretti ad una invasione culturale ed economica a cui è difficile ribellarsi. Riportando tutto nei suoi diari annota le sensazioni che prova conoscendo esperienze di vita diverse.

Si concedono riflessioni filosofiche passando per Machu Picchu, paragonando la cultura indios alla cultura dominante degli anni ’50.

Nel frattempo mi accorgo che sono nel film. Non in uno stato di suspense o eccitazione. In uno stato che non riesco a descrivere se non come compartecipazione.

La poderosa è ormai andata e loro sono costretti a continuare il viaggio a piedi, sfruttando amicizie.

È attraversando vari paesi, cittadine che Ernesto “non ancora Che” Guevara acquisisce una sensibilità sociale così grande che lo porterà a diventare quell’eroe come lo ricordiamo adesso.

Arrivati in Perù si offrono volontari come medici per il lebbrosario di San Paolo dove passano tre settimane con i malati su un isolotto nel fiume. Alla sua partenza dal lebbrosario Ernesto pronuncia un discorso toccante sulla visione di un Sudamerica unito, fatto di una sola razza meticcia dal Messico allo stretto di Magellano. Libero.

Questo è in effetti il momento simbolico della nascita del “Che”.

All’arrivo in Colombia, dopo aver percorso più di dodicimila chilometri, i due ragazzi sono profondamente cambiati.

Alberto accetta un posto di rilievo all’ospedale di Caracas.

Ernesto intraprende la strada di rivoluzionario con l’obiettivo di liberare le popolazioni oppresse del suo Sudamerica.

Il film è senza ombra di dubbio pensato, girato e montato molto bene. Non ha pecche tecniche. Ma lascia senza parole. Lascia solo un sorriso ed una sensazione di calore nel petto. Lascia la speranza di soluzione di tante problematiche che tutti noi ci troviamo ad affrontare. Lascia pensare che la realtà come noi la viviamo non è l’unica, e che forse bisognerebbe cercarne quante più possibili per interpretare il mondo nel modo più vero. Più giusto. Butta a terra la convinzione che il semplice studiare ed osservare delle situazioni possa darci delle risposte. O ci basti per riuscire a formulare delle soluzioni. È diventato uno dei miei film preferiti perché è corposo. Ha sostanza. Senza mezze parole o possibili interpretazioni. Crudo e reale come in certi momenti si dovrebbe essere. Dovremmo prenderci tutti noi quattro mesi della nostra vita per farci un giretto in moto.

Il Trailer:

Nimph()maniac, 35 minuti del film censurati in Italia. Perversione e conformità nell’era della crisi economica.

 

Hanno censurato 35 minuti del film nimph()maniac nella versione italiana.

Credono che oscurando certe scene e certi comportamenti essi non esistano o non ci sia la possibilità che vengano replicati nella realtà.
Vi sbagliate: la realtà procede inesorabilmente e, sebbene sia più lenta, è di tantissimo più cruda, drammatica e allo stesso tempo più irreale di un film, che a volte si pone dei limiti di fantasia per sembrare, quanto meno, realistico di fronte all’immaginazione di chi certe cose non le ha viste e non le conosce.

Una scena del film
Una scena del film

Oscurando 35 minuti di film, di fatto, si sta espropriando il contenuto artistico di un’opera, al netto della mercificazione dell’arte nell’era capitalistica che rappresenta di per sé un sequestro.

Stiamo parlando di un prodotto cinematografico reso conforme alla normalità italiana fatta di evasione delle tasse [1], corruzione[2], in crisi sanitaria e dove le persone vivono, aspettando un salvatore nell’ipocrisia di essere senza colpe, in mancanza di lavoro, diritti e non solo di prospettive, ma di visione e proiezione di un futuro.

Quanti si sentono lontani da questa conformità? Quanti non si sentono di appartenere a tutte le malate devianze dell’essere umano che si discostano al normale processo evolutivo, ma a differenza della censura vengono relativamente, e a volte troppo passivamente, accettate? E se è questa conformità, o meglio la non accettazione della conformità, a fare danni nei rapporti fra gli esseri umani?

Il film non l’ho visto e a questo punto non so che senso ha vederlo. Ma di fatto resta che la visione di un film che racconti uno spaccato di realtà diversa dalla conformità è negata e quindi ne è negata la discussione dell’argomento trattato.

 

 

 

 

Alcuni tagli apportati al film (da corriere.it)

Note:

[1] 272 miliardi di euro imponibili sottratti alle tasse ogni anno, pari al 17,4% del totale

[2] La Commissione europea ha presentato un atto d’accusa contro l’abitudine in Italia della corruzione. Secondo la Corte dei Conti i costi diretti di questo fenomeno ammontano ogni anno a 60 miliardi di euro.

Nun restà o’ scuro, Napoli 14 Dicembre dalle ore 18:00 Notte d’arte 2013, la cultura delle differenze

nun restà o scur
nun restà o scur

 

La seconda municipalità di Napoli organizza la Notte d’arte 2013 dedicata alla cultura delle differenze, alle tante comunità che vivono il Centro Storico delle città di Napoli.

Il presidente della seconda municipalità dichiara sul sito del comune di Napoli:

“Con tale evento la Municipalità ha inteso valorizzare la storica connotazione della città di Napoli quale città di accoglienza delle più disparate culture che, nei secoli, ne hanno contaminato non solo l’aspetto architettonico ma anche usi e costumi.

Il 14 dicembre i tanti aspetti delle culture presenti in città si mostreranno ai visitatori: sono previsti eventi culturali e musicali al Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella e all’Accademia di Belle Arti, aperti straordinariamente al pubblico fino a tarda sera; parteciperà l’Arcidiocesi di Napoli con l’apertura delle più belle e antiche chiese del Centro Storico; parteciperanno le scuole del territorio quali il Convitto V.E., il Liceo Fonseca, l’Istituto Casanova. ”

Saranno aperti fino a notte i principali Complessi Monumentali e Museali quali San Domenico Maggiore, l’Arciconfraternita dei Pellegrini, Santa Maria La Nova, Cappella Sansevero ed il Nitsch. Le piazze, i vicoli, le strade, saranno illuminate dalle luci dell’importantissimo  tessuto commerciale del territorio e dalle numerose iniziative che si articoleranno lungo via Toledo, i Quartieri Spagnoli, i Decumani in cui saranno protagonisti gli uomini, le donne, bambini che vivono, consapevolmente, la città  e la sua straordinaria multiculturalità.

Metro e funiculari aperte fino alle ore 3

La Linea 1 metropolitana e le Funicolari Centrale e Montesanto prolungano l’orario di esercizio fino alle ore 3.00 del mattino mentre la Funicolare di Chiaia fino alle ore 2.00.

Linea 1: ultima corsa da Museo alle ore 3.00, da Piscinola alle ore 2.30. Per ragioni di ordine pubblico la stazione Dante anticipa la chiusura alle ore 22.00. Pertanto la circolazione resta limitata alla tratta Piscinola – Museo.

Si ricorda che venerdì 13 dicembre la metro Linea 1 e le Funicolari Centrale e Chiaia restano aperte fino alle ore 2.00. Ultima corsa da Dante alle ore 1.40 e da Piscinola alle ore 1.00. Le seconde uscite Rione Alto, Salvator Rosa e Montedonzelli chiudono alle ore 23.30.

Per info: n.verde 800568866 – www.metro.na.it

 

PROGRAMMA COMPLETO

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Più info sulla notte d’arte 2013: http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/23290

“La valle dell’ inferno” Il nuovo itinerario di Karma

Karma continua a prenderci gusto a far vivere emozioni forti ai suoi spettatori. Prima i fantasmi e le streghe e adesso: l’Inferno. Questa volta, però, non ci sarà nulla di spaventoso. Dopo il successo che ha caratterizzato “A spasso fra i misteri” l’itinerario da brividi svolto nel centro storico di Napoli ( l’evento sarà replicato appena possibile), questa volta Karma porterà il suo pubblico all’Inferno, ma in un luogo che di infernale ha solo il nome.

Un’iniziativa artistico-culturale che offrirà al pubblico una vasta gamma di situazioni interessanti e tutte da gustare. Un’escursione, un’esposizione di opere d’arte, attori che animano il percorso e a una degustazione di vino.

Domenica 14 Luglio, ore 17.30, Karma porterà gli spettatori in uno dei sentieri più belli e affascinanti del Parco Nazionale del Vesuvio. Uno dei luoghi più belli e caratteristici del mondo. Accompagnati dal presidente delle guide ufficiali del Parco, gli spettatori vivranno una magnifica escursione fra la lava solidificata e la natura incontaminata del sentiero che porta alla Valle dell’Inferno. Lungo il percorso, dove il pubblico ascolterà le sapienti parole della guida, si potranno ammirare anche le opere a tema di artisti che esporranno i propri lavori lungo il sentiero. Durante il cammino, gli attori metteranno in scena leggende legate al posto e una bellissima rappresentazione del V canto dell’Inferno Dantesco. Arrivati alla vallata, sarà Bacco ad accogliere il pubblico offrendogli del buon vino “Vesuviano”.

Per tutti quelli che hanno intenzione di passare una domenica pomeriggio diversa dal solito e conoscere uno dei sentieri più belli di tutto il Vesuvio, non si deve fare altro che contattare lo staff di Karma Arte Cultura e Teatro.

 

Il costo è di € 15,00 a persona

Prenotazione obbligatoria. Info e prenotazioni:

389 260 64 08/ 348 57 03 065 /340 36 51 224

karmartecultura@libero.it

www.karmartecultura.it

 

Interpreti: Salvo De Angelis, Paola Sabino, Enzo Scippa, Antonio Ruocco e con la partecipazione straordinaria di Sergio Boccalatte.
Organizzazione Generale: Antonio Raia Testo e regia spettacolo: Antonio Ruocco
Guida ufficiale parco Nazionale del Vesuvio: Luigi Guido

Artisti che esporranno le proprie opere:
Emma Crimi, Tiziana Esposito, Antonio Gorini – Agor, Roberta Sabino, Maria Ulino