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Django unFailed

gen 24, 2013 by

La domanda è questa: basta una manciata di grandi attori, un tema in disuso da un po’ al cinema come la schiavitù, una grande colonna sonora e un grandissimo regista a fare un gran film? Anzi, a rifare un gran film? Già, perché per chi non lo sapesse Django è un film italiano del 1966 diretto da Sergio Corbucci (anche se la trama è molto diversa da quello che sta spopolando nei cinema in questi giorni). La risposta non è mai semplice quando si tratta di Quentin Tarantino. L’amore che il regista americano prova per lo spaghetti western nostrano è risaputo, ma il filo tra un richiamo o un rifacimento e la copia spudorata è molto sottile. Il fatto è che lui copia con stile, riempie le scene di venature pulp e in modo magistrale. Ma è pur sempre una copia. Ad un occhio insensibile alle tematiche del grande western certi particolari del suo Django sfuggiranno, particolari che faranno storcere il naso ai Sergio Leone addicted come me. Ma, udite udite, questo film è perfetto per conquistare le nuove generazioni: è divertente, ha un tocco vintage grazie alle apparizioni di Franco Nero (nel primo Django del 1966), ad Ennio Morricone (che ci piazza la colonna sonora di “Lo chiamavano trinità”) e in più, in un periodo storico in cui la crisi toglie il futuro ai giovani, parla di libertà ottenuta con la forza e abbattimento della schiavitù. Una gran bella mossa, mister Quentin. I rivoluzionari perenni che vogliono affrancare gli oppressi dalla comoda poltrona di un cinema sono tutto un fuoco, sui social network la gente cambia i propri nomi in Django, Freeman, Schultz, et cetera et cetera. Peccato che il western e il mito della frontiera sia ben altro. Detto questo, c’è da dire che era il massimo che si poteva fare con quel tema, quei dazi da pagare al passato, un passato enorme e pesante anche per il cineasta ossessivo Tarantino, e quella trama. A proposito di trama: Django Unchained parla di uno schiavo (Jamie Foxx) che viene affrancato da un eccentrico dentista/cacciatore di taglie, il dottor King Schultz (un grandioso Christof  Waltz, il colonnello Hans Landa di Bastardi senza gloria). Insieme passeranno un inverno da bounty killer per preparare la liberazione della moglie di Django, la schiava Broomhilda Von Shaft (Kerry Washington) tenuta prigioniera nella quarta piantagione del Mississipi Candyland, di proprietà del negriero Calvin Candie (un superbo Leonardo di Caprio affiancato da un bisbetico e molto in parte Samuel L. Jackson). Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per un film di successo, che sbanchi i botteghini e i cuori della gente. Solo un consiglio: se volete continuare ad amarlo non guardatevi Per qualche dollaro in più, C’era una volta il west, o anche qualche pulp western come Vi presento Doc Holliday. Il confronto sarebbe impari.

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