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Intervista a Giovanni Salomone ass Jonathan

mag 22, 2013 by

Giovanni Salomone è un giovane coordinatore dell’associazione Jonathan. Ci ha accolto con un sorriso e ci ha raccontato la sua esperienza. Lavora a contatto con la delinquenza giovanile in quest’associazione che si occupa di minori vicini alla criminalità, per lo più ragazzi provenienti dai cosiddetti rioni degrado, ma non solo. Ascoltiamo storie di adolescenti cresciuti in fretta sotto il falso mito del dio denaro, tra furti, rapine e piazze di spaccio. Giovanni parla senza giri di parole, in maniera diretta. E soprattutto ci fa esempi. Ci racconta di come uno di quei ragazzi sia tornato a delinquere a pochi giorni dal rientro in società, di come altri fanno ritorno in associazione dopo tempo, per i saluti, con mogli e figli al seguito, puliti e fieri della vita che conducono. In questi casi, afferma Giovanni, le parole fallimento e trionfo sono quasi vietate. La difficoltà maggiore è smontare la struttura mentale che questi piccoli uomini si sono creati nella loro breve vita. Il potere, il rispetto, l’onore sono valori insuperabili. Mi colpisce particolarmente una frase quando ci dice di un tatuaggio molto in voga tra i teenagers della malavita, “meglio perdere le ali della libertà che l’onore e la dignità”. Mentre sono lì ad ascoltare le sue parole mi colpisce un romanzo dalla libreria alle sue spalle. Si tratta del capolavoro di Leonardo Sciascia e penso al concetto di libertà. Quasi mi distraggo ma Giovanni è un fiume. Parla della difficoltà di offrire un’alternativa a un giovane pusher solito a intascare fior di quattrini in pochi giorni, abituato a stabilire il grado gli affetti in base a parametri arbitrari, a dimostrare l’amore con regali di lusso. Tutto ruota intorno ai soldi, ci dice. Il potere, il rispetto, l’ammirazione sono passi successivi, consequenziali alla pesantezza del portafogli. Non si può fare il capo con la maglietta sdrucita o le scarpe rotte, per essere rispettato devi essere ricco e devi dare un’immagine vincente di te. Mentre ci parla di ciò mi viene in mente l’iconografia del camorrista che ci viene offerta dal cinema ma ancor più dalla fiction televisiva. Camicie sgargianti, completi gessati su fisici perfetti. Attori bellissimi che con finto accento meridionale danno un volto a questa idea di onnipotenza. Mi distraggo ancora una volta ma riprendo nuovamente il filo, ascolto ogni altra parola che esce dalla bocca di Giovanni, sento altre storie, immagino altre facce, altri sorrisi, altre lacrime.

Articolo di: Raffaella Pirozzi

Intervista di: Agrippino Caiazza

Riprese e montaggio di: Raffaella Pirozzi e Fabrizio Esposito

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