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La guerra del PD alle vittime della strada

feb 3, 2014 by

 

Obbligatorietà delle RC auto

Obbligatorietà delle RC auto

Un articolo dell’ Avv. Marco Bordoni del Foro di Bologna

 

Da quando trasmissioni come “Striscia La Notizia” e “Le iene” sono diventate gli strumenti privilegiati per formare l’opinione pubblica su argomenti di attualità, i cittadini hanno una idea ben precisa di chi siano i responsabili delle tariffe RC più care d’Europa (€ 491  la media nazionale contro € 278  la media europea)[1]: furbastri con finte lesioni, patrocinatori senza scrupoli, carrozzieri arraffoni, medici affaristi. Peccato che questa idea sia sbagliata.

Le truffe, beninteso, ci sono come ci sono sempre state, ma le compagnie non hanno nessuna seria intenzione a contrastarle. Lo dimostra il fatto che hanno richiesto e ottenuto la procedura di “risarcimento diretto”, molto più vulnerabile alle frodi, smantellando poi la rete territoriale di ispettorati sinistri, con conseguente accentramento dell’intero processo di liquidazione in enormi call center nazionali dove liquidatori automi mal pagati e peggio formati inseriscono dati senza alcuna discrezione valutativa e senza avere idea di cosa stiano realmente pagando.

Una modica quantità di truffe fa il gioco delle compagnie, che amano la frode colorita, quella dei collarini di Schanz venduti a dozzine, dei sinistri costruiti nei retrobottega della carrozzeria di paese: spettacoli di miseria umana che figurano tanto bene sul giornale locale o nella trasmissione scandalistica, e che fanno passare in secondo piano i dati veri: negli ultimi 12 anni i sinistri sono calati del 41%[2], le lesioni personali del 26%, i decessi del 50%[3]. Crollati i risarcimenti per le invalidità permanenti minori, grazie ad una raffica di leggi servite su ordinazione da Governi in livrea ad assicurazioni mai sazie[4], stazionari i risarcimenti delle lesioni gravi, minacciati anche da un “aiutino” offerto alle compagnie dalla Corte di Cassazione, che nel 2008 ha ben pensato di mettere in dubbio la risarcibilità del danno morale e di quello esistenziale[5] (il Presidente del Collegio che prese quella decisione è oggi Presidente Onorario di una associazione medico legale nota per il suo oltranzismo filo assicurativo). Una situazione che, a rigore, dovrebbe provocare un crollo dei premi assicurativi, che invece sono conosciuti del 60%.[6]

L’r.c. auto è un sistema di assicurazione privata obbligatoria, il che, in parole povere, significa che il rischio derivante dalla circolazione è socializzato, ma la gestione di questa socializzazione è delegata a soggetti privati. Questi soggetti traggono dal semplice svolgimento della attività eccezionali vantaggi (la vendita delle polizze r.c. auto funziona da vetrina per piazzare prodotti assicurativi diversi e non obbligatori) per cui il ramo dovrebbe, per decenza, essere gestito in perdita o, alla peggio, in pareggio. Ovviamente non è così: anche l’ANIA (la Confindustria delle assicurazioni) deve ammettere che nel 2012 ha tratto dalla gestione quasi 2 miliardi di utili (su 17 di raccolta premi) mentre per il 2013 si annunciano profitti da record[7].

Il problema, tuttavia, non sono le compagnie, soggetti privati che per loro natura amano gli utili come le tigri del bengala amano le bistecche. Il problema sono gli uomini di potere che si sono avvicendati al governo negli ultimi venti anni: una carrellata di stagiste pronte ad accorrere a chiamata al tavolo di ANIA bevendosi ogni volta la panzana secondo cui bastonando i diritti delle vittime della strada si sarebbero automaticamente abbassate le tariffe.

Incidente

Incidente

Gli autori delle leggi che hanno trasformato in un inferno la vita dei danneggiati producendo una colata di decreti vergogna scritti su dettatura dei poteri forti hanno un nome e cognome, ed è ora di citarne alcuni additandoli alla pubblica gratitudine.

Chi, poniamo, si veda oggi risarcire mille euro per la perdita di due incisivi inferiori, o tremila per la frattura di un piede potrà rivolgere un pensiero riconoscente nientemeno che al Presidente del Consiglio Enrico Letta (al tempo PPI, oggi PD), al tempo giovane e rampante Ministro dell’Industria, entusiasta artefice nel 2001 del provvedimento che “uniformò” i risarcimenti delle invalidità permanenti minori. Uniformò è un eufemismo per “asfaltò”: al tempo ciascun Tribunale applicava propri parametri per la valutazione dei danni, e la “tabella unica nazionale” sfornata dall’enfant prodige risultò più bassa di tutte quelle precedentemente in uso, con l’unica eccezione di quella del Foro di Oristano, con la conseguenza che i danneggiati di alcune regioni del nord e del centro videro il valore del loro risarcimenti ridotto di due terzi da un giorno all’altro[8].

Quasi nello stesso tempo il ministro del Lavoro Cesare Salvi (DS) ridisegnava i confini dei trattamenti INAIL[9] al fine di agevolare le rivalse dell’ente previdenziale nei confronti del responsabile, scippando di fatto il risarcimento alle vittime di infortuni sul lavoro. Mentre prima dell’intervento i danneggiati percepivano le indennità INAIL a titolo di indennizzo patrimoniale, senza possibilità, quindi, per l’istituto, di rivalersi sulla maggiore posta risarcitoria, il danno biologico, che quindi veniva pagata per intero al danneggiato, dopo la riforma le due poste di danno vennero rese omogenee. Il risultato di tutto questo è che oggi il macroleso da sinistro sul lavoro si vede costituire una rendita vitaliazia  di poche centinaia di euro al mese dall’ente previdenziale, che si fa pagare il valore attuale della rendita dal responsabile, spogliando di fatto la vittima del sinistro del risarcimento. Sul danno del sig. Rossi, lavoratore, lo Stato incassa subito il risarcimento, e poi lo restituisce al Rossi  con una misera paghetta mensile. Stiamo parlando proprio di quel Cesare Salvi visto da tanti come un irriducibile massimalista schierato a priori con i lavoratori? Difficile crederlo.

Oggi Claudio Scajola (PdL) è orami ricordato solo come quello a cui pagano le case a sua insaputa. I più attenti avranno al massimo notato che lo stesso Scajola è stato indicato dai testimoni come il “santo patrono” di Carige Assicurazioni presso l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni Private. Nel 2005, invece, il nostro era un potente Ministro delle Attività Produttive, quello che varò la procedura di Risarcimento Diretto tanto agognata dalle assicurazioni,[10] promettendo che avrebbe fatto calare i costi del 15%. [11] Il geniale strumento attraverso cui questo calo si sarebbe dovuto verificare era togliere agli avvocati la difesa del danneggiato, affidandola… alla stessa compagnia assicuratrice deputata a risarcire il danno! Purtroppo mettere la volpe a guardia del pollaio non produsse gli auspicati cali tariffari, anzi lo stesso Scajola tornato al ministero nel 2008 si rammaricava che nonostante il calo dei risarcimenti le tariffe continuavano a crescere. Oggi diremmo: a sua insaputa[12].

E siamo alla cronaca: l’arrivo a Palazzo Chigi di  Mario Monti seguito dal ritorno di Enrico Letta sono stati per le  compagnie il segnale che era tempo di chiudere definitivamente i giochi. Sul tavolo tre partite: il definitivo annichilimento dei risarcimenti spettanti per i danni fisici di minore entità, il dimezzamento di quelli dovuti ai macrolesi e ai parenti dei defunti, e la sottomissione delle piccole carrozzerie indipendenti alle imprese assicurative.

Il primo boccone (una revisione del sistema risarcitorio finalizzata a penalizzare i portatori di lesioni lievi) è stato servito dal Governo Monti: tutti noi esperti del settore ricordiamo l’improvvisa comparsa nella commissione del Senato che stava discutendo il Decreto “Liberalizzazioni” di un emendamento presentato contemporaneamente da Maria Ida Germontani (FLI, oggi rutelliana) Patrizia Bugnano (IDV), Giuseppe Fioroni (PD), Giancarlo Sangalli (PD), Cosimo Izzo (PDL) Enzo Ghigo (PDL). Mai le assicurazioni avevano dato una tale prova di forza e di totale controllo dell’intero emiciclo politico, peraltro al tempo già compattato dalla prima edizione delle “larghe intese”. Un miliardo di euro il risparmio stimato per le compagnie[13] in seguito alla promulgazione della legge.[14]

Oggi restano da “regolare” i risarcimenti dei macro danni e la riparazione dei danni auto: l’ANIA chiede apertamente di dimezzare i primi e obbligare i danneggiati a riparare i secondi presso carrozzerie costrette a lavorare sottocosto a colpi di convenzioni. Lo scontro è allo zenit.

Le danze si sono aperte in primavera: nella veste inedita di esploratori sono stati inviati a saggiare il terreno gli insospettabili parlamentari di SEL. L’on. Arturo Scotto (SEL) lo scorso maggio ha presentato una mozione (primo firmatario Gennaro Migliore, pure di SEL) con la quale si vietava al danneggiato di cedere al carrozziere il credito vantato nei confronti della compagnia (provvedimento che, in sostanza, impedirebbe ai riparatori di lavorare a tariffe non concordate con le compagnie) e si stabiliva una decadenza di 15 giorni per i diritti r.c. auto. Questa seconda è una richiesta del  tutto insensata, che farebbe svanire tutti i risarcimenti dei danneggiati non abbastanza accorti da correre subito da un legale. Rientrati gli scout di SEL, sono scesi in campo i panzer: Yoram Gutgeld (PD) già direttore e senior partner di Mckinsley e oggi consigliere economico di Renzi a giugno ha presentato alla camera una mozione che faceva proprie le proposte di Scotto condendole con una bella delega al governo per il varo della tabella contro i macro lesi. Nonostante le resistenze delle associazioni di Vittime della Strada e Patrocinatori la mozione Gutgeld procede in commissione finanze a tambur battente, spalleggiata dagli altri esponenti di maggioranza come Marco Causi (PD), uno capace di dire alla rappresentante delle Vittime della Strada: “noi siamo la commissione finanze e dobbiamo avere il cuore duro”[15].

Incidente

Incidente

Intestarsi politicamente il dimezzamento dei risarcimenti a gente ridotta in fin di vita è roba da stomaci forti, ma c’è chi non si tira indietro. La senatrice Simona Vicari (già PDL, oggi NCD) invoca dalle pagine del Corriere della Sera una “prova di forza” contro le vittime della strada:[16] concorde Cristina Bargero (PD) secondo cui la priorità è abbassare i risarcimenti spettanti ai macrolesi ed ai parenti dei morti.[17] Tutto si potrà dire di loro, ma di certo non che si tratti di politici in cerca di facili applausi.

Intanto la norma ammazza carrozzieri è già legge: è il regalo che Enrico Letta, mai stanco, ha fatto trovare alle compagnie sotto l’albero con un decreto legge firmato da Giorgio Napolitano l’antivigilia di Natale:[18] solo un miracolo potrà evitare la sua conversione in Parlamento.

La chiusura definitiva della partita sembra quindi alle porte. Ormai non resta che da cercare di trarre un paio di conclusioni da questo avvilente riepilogo. Primo. Il Centro Sinistra, la coalizione che rivendica a parole sensibilità sociale ed attenzione ai diritti degli ultimi, ha rappresentato negli ultimi 15 anni la punta di diamante dell’attacco che ha distrutto i diritti dei danneggiati italiani. Ha fornito quasi tutti gli uomini, ha sostenuto in ogni sede le idee dell’ANIA, ha aderito senza riserve alla ideologia secondo cui l’unico modo per mitigare le tariffe è l’umiliazione delle vittime della strada. Secondo. Non si è trattato solo di dabbenaggine. Nello stesso periodo esaminato la quota di mercato del gruppo Unipol è salita dal 3,8% del 1998 al 37% del 2012.[19] Questa spettacolare concentrazione poggia peraltro su gravi criticità: il colosso Unipol è nato su pressione dei creditori di Fondiaria SAI (in primis Mediobanca e Unicredit) e risulta gravemente esposto, oltre che irragionevolmente sbilanciato sul ramo rc auto[20].

Il braccio politico deve quindi pagare le cambiali firmate dal braccio economico, e lo fa con i soldi dei cittadini più deboli, quelli rimasti vittime, colpiti nel patrimonio, nella salute e negli affetti. Lo fa senza remore, senza esitazioni.

Resta solo da capire cosa abbia tutto questo a che vedere con la sinistra. O anche, semplicemente, con una politica minimamente decente



[1] A. Baccaro Le compagnie ammettono: RC auto più Cara d’Europa (Corriere della Sera 15 gennaio 2014);

[2] Dati ANIA, l’assicurazione italiana, 2012 – 2013;

[3] Dati ISTAT, 2012;

[4] L. 5 marzo 2001, n. 57; D. Lgsl. 7 settembre 2005 n. 209, L. 24 marzo 2012 n. 27 art. 32;

[5] Cass. Civ. Sez. Un. Sentenza 11 novembre 2008, n. 26.972;

[6] Indagine Conoscitiva Sul Mercato RC Auto, Autorità Antitrust, 6 febbraio 2013;

[7] Dati ANIA, l’assicurazione italiana, 2012 – 2013, 130; Il Fatto Quotidiano, M. Palombi, Assicurazioni: tutti i regali dei governi Monti e Letta. E la lobby ringrazia, 19 ottobre 2013;

[8] L. 5 marzo 2001 n. 57;

[9] D. Lgs. 23 febbraio 2000 n. 38;

[10] D. Lgs. 7 settembre 2006, n. 209, DPR 18 luglio 2006, n. 254;

[11] L. Venturelli, RC Auto, Via libera all’indennizzo diretto, L’Unità, 3 settembre 2005, 13.

[12] Scajola, RC Auto troppo cara, Corriere della Sera, 17 settembre 2008, 29;

[13] A. Villardo, Decreto Liberalizzazioni: un affare per le assicurazioni, Milano Finanza 27 marzo 2012.

[14] L. 24 marzo 2012, n. 27, art. 32;

[15] S. Mannacio, Le magnifiche tre, Car Carrozzeria, dicembre 2013, 51

[16] R. Bagnoli, RC Auto, Governo al Volante, arriva la mini riforma.

[17] Alessandria News, Cristina Bargero alla manifestazione delle organizzazioni artigiane sull’RC Auto, 19 gennaio 2014;

[18] D.L. 23 dicembre 2013, n. 145;

[19] Autorità Antitrust; Indagine Conoscitiva riguardante la procedura di risarcimento diretto e gli assetti concorrenziali del settore, 6 febbraio 2013;

[20] C. Iotti, G. Scacciavillani, Rc auto, governo aiuta le assicurazioni: più difficile il risarcimento per infortunio, Il Fatto Quotidiano, 14 gennaio 2014;

 

 

Avv. Marco Bordoni del Foro di Bologna

 

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