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La privatizzazione del servizio Idrico, dal caso Aprilia al tentativo acerrano.

nov 24, 2011 by

L’acqua è un patrimonio dell’umanità e per questo è una risorsa che non può essere oggetto di proprietà privata. Nonostante l’impegno della società civile nella difesa dell’acqua contro le privatizzazioni, è opinione diffusa che la gestione idrica sia difficoltosa da sostenere per gli apparati pubblici, pertanto con la legge Ronchi si è stabilito che le società già quotate in borsa che si occupano della gestione di servizi idrici, la quota di capitale in mano pubblica non debba essere superiore al 30%, con l’obiettivo di porre fine alle inefficienze e diminuire le tariffe.
Di fronte alla privatizzazione di un elemento indispensabile alla vita le proteste non sono mancate, così come non mancarono ad Aprilia e in tutto l’Ato4 Lazio meridionale, quando nel 2005 la Conferenza dei Sindaci mise a gara la gestione del servizio idrico per formare una società mista.
La società vincitrice risultò essere la VEOLIA WATER, società francese leader nel settore della gestione dei servizi idrici delle collettività locali, per le industrie e per il terziario. L’Autorità d’Ambito dell’ATO4 risultò quindi essere fra le prime in Italia ad aver avviato la gestione del Servizio Idrico Integrato, come previsto dalla L.36/94 c.d. “Legge Galli”. La società mista che ne derivò, Acqualatina Spa, non fu accolta con entusiasmo dai consumatori del basso Lazio e non senza giusto motivo.
Come leggiamo dal dossier del Comitato Cittadino Acqua Pubblica di Aprilia, le tariffe dell’acqua ebbero una crescita esponenziale nel giro di pochi anni. Dal dossier emerge che una famiglia di Aprilia che annualmente consumava 190 metri cubi di acqua pagava al Comune nel 2004 122,17 euro. Soltanto un anno dopo la stessa famiglia vide aumentare sulla propria bolletta più di cinquanta euro, con un aumento del 68% annuo. Suc- cessivamente le bollette di Acqualatina sono accresciute notevolmente. Nel 2009 gli stessi 190 metri cubi hanno avuto un costo di 257,52 euro, con un aumento rispetto al 2004 del 110,8%.
Gli aumenti toccarono cifre vertiginose soprattutto per i commercianti, che videro aumentare le loro bollette fino al 403,59%. Per contrastare tali eccessi nacque il Comitato Cittadino Acqua Pubblica di Aprilia, che sin dall’inizio pose in evidenza il suo sconcerto verso il mancato ammodernamento degli impianti che la gestione privata aveva annunciato, verso gli investimenti non realizzati e soprattutto si impegnò a far luce sui passaggi che avevano portato alla nuova gestione. I cittadini, non informati delle nuove regole contrattuali, decisero di continuare a pagare l’acqua alle casse comunali secondo le vecchie tariffe. La reazione di Acqualatina, presieduta da Claudio Fazzone, senatore della Repubblica nelle fila del Pdl, già salito alla ribalta per avere osteggiato lo scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni mafiose, non tardò a farsi sentire. Acqualatina si rivolse alla magistratura, facendo causa, staccando o diminuendo la pressione dell’acqua ai cittadini che continuavano a pagare al Comune, affidando ad Equitalia Gerit la riscossione dei crediti mancanti. Dopo anni di lotte il presidente del Consiglio Comunale di Aprilia ha ordinato la riconsegna dell’impianto comunale da parte di “Acqualatina Spa” con una delibera passata a larga maggioranza.
A questo tentativo disastroso di privatiz- zazione si è opposto un caso differente, quello di Acerra, quando, nel 2005 il sindaco del Prc, Espedito Marletta, concesse la gestione dell’acqua del proprio Comune alla Acquedotti Spa. Il tentativo del sindaco acerrano mostrò vantaggi per i consumatori. Infatti, abbassando i costi per la fornitura all’ingrosso, le tariffe dettagliate risultavano più contenute. Nonostante il risparmio, il sindaco Marletta incontrò le opposizioni del suo stesso partito e di molti cittadini, che isolarono l’iniziativa del primo cittadino perché da sempre impegnati nella difesa del diritto all’acqua pubblica.

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