W3vina.COM Free Wordpress Themes Joomla Templates Best Wordpress Themes Premium Wordpress Themes Top Best Wordpress Themes 2012

LA RICETTA ISLANDESE ALLA CRISI

gen 3, 2012 by


Quando si parla dell’Islanda la si immagina sempre come un’isola piccola e fredda, tra i ghiacciai polari, nell’estrema periferia del continente. Un posto che, a parte per la caccia alle balene, gli affascinanti geyser e la rockstar Bjork, non merita poi tanta considerazione. Come spesso però accade, gli stereotipi  finiscono per contraddire se stessi e rivelarci aneddoti affascinanti  su un Paese il cui popolo sta stravolgendo le regole sommessamente accettate dall’intero sistema occidentale.

Ma andiamo con ordine. Vogliamo raccontarvi questa storia a mo’ di favola per l’assetto romantico che la caratterizza anche se, precisiamo sin da ora, tutto ciò che  stiamo per scrivere corrisponde a verità storica. Come tutte le favole che si rispettino, dunque, la nostra non poteva non iniziare in un luogo molto lontano, dove la notte e il giorno si alternano sei mesi all’anno e dove i vulcani hanno nomi talmente impronunciabili che sembra siano stati scelti battendo alla cieca le dita sulla tastiera.

La favola inizia qualche anno fa, nel silenzio mediatico totale, quando la crisi investe il Paese come un macigno. Come altre nazioni europee, che avevano adottato un liberalismo sfacciato l’Islanda, con lo svilupparsi della crisi, si ritrova letteralmente in ginocchio. Il Fondo Monetario Internazionale decide di fare un prestito di due miliardi al Paese per far fronte alla crisi. Ma ciò  non basta. La sua economia rischia il collasso e la sua popolazione di impoverirsi, con un tasso di disoccupazione che cresce vertiginosamente. Siamo nel 2008, la crisi mondiale fa tremare i mercati, gli stati e le popolazioni cominciano a realizzarne gli effetti nefasti. L’Islanda nazionalizza la sua banca più importante, la Glitnir Bank, la moneta crolla e lo Stato è ufficialmente in bancarotta. Intanto gli organi sovranazionali, Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea su tutte, cominciano a pressare circa le misure da adottare per venirne fuori, spinte e sostenute da Gran Bretagna e Olanda, creditrici dei debiti accumulati dal Paese. La ricetta richiesta ha un prezzo troppo alto da pagare e l’Islanda rischia di dover subire una macelleria sociale come mai avvenuta nel corso della sua storia. I sacrifici chiesti alla popolazione sono troppo elevati e la gente non ci sta. Cominciano così le proteste che sfociano, nel 2009, con le dimissioni del premier Geir Haarde e del suo governo. Si ritorna così subito alle urne e il parlamento propone un provvedimento per ridimensionare il debito con Gran Bretagna e Olanda, che graverebbe sulle famiglie islandesi per ben 15 anni.

I cittadini non accettano questo ricatto e ritornano in piazza fino a costringere il governo ad indire, nel 2010, un referendum popolare di rilevanza storica: dare mandato al popolo sulla decisione di pagare il debito pubblico oppure no. Il Fondo Monetario Internazionale inizia, in un invano tentativo, a ricattare il governo islandese minacciando un embargo economico nel caso il referendum avesse avuto luogo. Con altre nazioni europee, e non solo, probabilmente il ricatto avrebbe sortito l’effetto desiderato dai poteri forti, ma non col Paese dove ha origine la nostra favola. Un Paese che concepisce la democrazia ancora come al servizio del cittadino e non dei mercati o delle banche. Il governo islandese va avanti per la sua strada e indice il referendum, che ha un risultato plebiscitario: il 93% dei cittadini dice che il debito non va pagato.

Si scatena un putiferio internazionale, seppur in un silenzio mediatico subdolamente pianificato, che porta innanzi tutto la sospensione del prestito da parte del FMI e l’isolamento economico e politico, principalmente da Olanda e Gran Bretagna, che etichettano l’Islanda come la Cuba d’Europa. A tutta risposta, gli islandesi fanno sapere ai fedelissimi della regina che è meglio essere la Cuba che la Haiti d’Europa. E promettono che questo è solo l’inizio di una rivoluzione civile che di lì a poco inizierà a concretizzarsi.

Prima di tutto, comincia la caccia ai colpevoli della crisi, molti banchieri lasciano l’isola ma molti altri vengono indagati e poi condannati. Chissà perché altrove i responsabili vengano invece aiutati con cospicui finanziamenti, verrebbe da chiedersi. Il popolo islandese decide che questa presa di posizione debba essere garantita anche per il futuro, per le nuove generazioni, e decide allora che bisogna riscrivere la Costituzione, con un metodo partecipativo che non ha eguali al mondo. Si utilizza il mezzo internet per riscrivere la carta nazionale, attraverso cui ognuno può dire la sua su ogni singolo articolo grazie ad un forum appositamente realizzato dal Governo. Le riunioni di consiglio vengono trasmesse in diretta streaming, per garantire la massima trasparenza. Ci vogliono mesi per realizzare la nuova Costituzione che risulta essere davvero innovativa e democratica, non solo per gli islandesi. Esempio:la carta garantisce a chiunque il diritto di informazione senza censura e pone le basi per discutere e poi approvare in parlamento uno scudo quasi totale a chi rivela notizie militari, segreti societari o di Stato. Tutto questo proprio nello stesso periodo in cui in Italia, con il governo Berlusconi, viene proposta la vergognosa legge bavaglio. Questione di punti di vista. E di democraticità.

L’Islanda oggi è una nazione in forte crescita, l’occupazione sta aumentando e la sua economia sta risalendo pian piano la china, facendo passi in avanti anche dal punto di vista sociale e della politica internazionale, come il riconoscimento dello Stato della Palestina, unico in Occidente. Tutto ciò senza aver svenduto la sovranità nazionale alle banche e ai poteri forti, a differenza di quanto sta succedendo in Grecia e in Italia. Forse anche per questo la favola islandese è rimasta chiusa entro i suoi confini, quelle acque gelate che circondano l’isola, perché nessuno al mondo sappia come nella terra del ghiaccio i draghi sono stati sconfitti.

Foto presa da: http://pixabay.com/it/reykjavik-mare-citt%C3%A0-islanda-268/

Leave a Reply