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Partecipazione e democrazia

gen 9, 2012 by

Il bilancio partecipativo è nato a Porto Alegre (Forum Social Mundial), una città del Brasile meridionale dove il progetto ha preso vita durante una piccola riunione in una delle tante favelas della capitale dello Stato del Rio Grande do Sul. Il consesso è servito a determinare il recupero e la riqualificazione della favela inserendola nel piano regolatore della città dato che alle riunioni vi prendono parte funzionari comunali e architetti. Il progetto si è configurato negli anni a seguire come uno strumento di partecipazione diretta dei cittadini alla vita comune in cui è stato possibile decidere gli obiettivi principali da raggiungere incidendo sulla destinazione delle risorse finanziarie pubbliche comunali.

Questa esperienza in Italia ha visto la sua maggiore diffusione nelle regioni centro-settentrionali interessando poi anche qualche realtà del sud (Putignano, Zagarise 2009; Crispano 2011). È una forma di partecipazione che dà la possibilità ai cittadini di avanzare proposte su ambiente, salute, cultura, strutture, mobilità, diritti. La modalità pensata dai comuni che in Italia hanno coinvolto la cittadinanza nella vita politica consiste, nella maggior parte dei casi, nel sottoporre un questionario a distribuzione capillare per definire le dimensioni della partecipazione e  il gradimento dell’iniziativa. L’analisi successiva delle risposte date dall’accento posto sui servizi necessari alla cittadinanza porta ad una seconda fase di “verifica di sostenibilità”; ossia una Commissione Consiliare verifica quali opere sono economicamente sostenibili per la fetta di percentuale di bilancio comunale interessato al progetto. Come l’esperienza del Comune di Crispano, nella provincia a nord di Napoli, che ha coinvolto le 3.508 famiglie residenti dividendole in sei macroaree, affidando poi l’analisi delle risposte date dai questionari a due studenti universitari divisi per macroarea. Altri due comuni che adotteranno questo efficace strumento della gestione pubblica entro il 2012 saranno Nola e Casamarciano. Un’altra e diffusa modalità consiste nel realizzare assemblee e incontri aperti alla cittadinanza al fine di individuare i bisogni del territorio trovando il modo di investire le risorse. Alle assemblee partecipano cittadini, delegati di quartiere, enti ed associazioni, i cosiddetti “stakeholders”: i sostenitori del bilancio partecipativo che assegnano le priorità alle proposte sostenibili conoscendo costi e copertura finanziaria disponibili per le scelte approvate. Nella fase successiva il Consiglio comunale approva il bilancio assegnando la quota a ciascun servizio individuato dai cittadini. Il processo non si ferma qui. Nelle città dove la realtà partecipativa è ormai occasione di incontro e di compartecipazione delle attività del vivere comune, i comuni più virtuosi tengono in continuo aggiornamento la cittadinanza proseguendo con incontri pubblici insieme ai gruppi e comitati di cittadini tenendoli informati sull’attuazione delle opere e dei servizi approvati dalla quota di bilancio partecipativo.

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