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Rubbish Summer Tour

ago 29, 2013 by

 

Vieni? Facciamo un giro di ricognizione sul territorio. L’assessorato sta mappando i cumuli di rifiuti combusti da segnalare alla Regione perché siano rimossi”.

“Bene. Vi accompagno”.

lalala

Così, giusto per disintossicarmi dall’aria troppo pulita respirata sui Picentini, mi ritrovo in macchina con Salvatore (neo assessore all’ambiente) e Lucio Iavarone per la periferia afragolese. Rientrare dalle ferie e re-immergersi nella realtà quotidiana putrida e maleodorante a perlustrare uno spicchio della terra dei veleni.

Le aree visitate sono quelle note. Zone Arena, Cinquevie, Salicelle, Saggese, Cantariello… la geografia della scelleratezza.

A  destra e a manca.

File di sacchetti, fantasie di imballi e munnezza sfusa delimitano le carreggiate. Di tanto in tanto l’apoteosi dei cumuli con le loro stratificazioni e le geometrie variabili disegnate dai fuochi e dall’accumulo.

Gli anni passano e tutto scorre. Il Totem fumante del Pantano veglia, sornione, sulla piana.

 

Vedi alla voce: amianto.

 

L’elenco di quello che si trova non può che iniziare dall’amianto. Di quanto sia subdolo e micidiale pare che da queste parti lo si sappia in due o tre. Biblioteche intere di testi, battaglie di minatori ed operai, medici e comitati. A che pro? Immagino baldanzosi giovanotti che si caricano la morte in spalla e via… altro giro, altra corsa.

 

L’elenco continua.

 

 

Pneumatici, inerti, vernici, materassi, mobilio, carcasse di elettrodomestici, plastiche varie, sfalci di potature, rifiuti urbani  e tutto quanto ancora non riesci ad immaginare.

La ‘differenziata’, ad esempio. Le vie dell’insipienza sono infinite e percorse da moltitudini mutanti ed ansiose, incapaci all’obbligo di un calendario dell’asporto.

Se la storia ha già condannato i responsabili del disastro campano in merito alla ‘gestione’ rifiuti degli ultimi decenni, restano ancora da scrivere le pagine relative alla ignavia ed al collaborazionismo dei tanti, troppi, che hanno svenduto la propria dignità ed il futuro dei propri figli.

 Dal contadino che non si accorge che il suo campo viene sventrato per seppellire rifiuti tossici al professionista che prima di andare in ufficio pratica il lancio del sacchetto dal finestrino dell’auto. Che considerazione si ha di sé, dell’ambiente in cui si vive e che permette di vivere? Troppe domande forse. E la storia parte da lontano.

 

 

 

La natura vista come un cesto cui attingere il proprio necessario ed al contempo contenitore per gli scarti…  Nel tempo, con l’avanzare del progresso tecnologico e scientifico gli scarti sono sempre più alieni alla natura stessa ed in essi l’uomo magnifica se stesso ed il suo dominio su ogni essere vivente. E’ il loro dio che progetta la frontiera e costruisce la ferrovia [1].

Sei tu il problema. Fuori luogo, fuori dalla storia.

 

[1]F. De Gregori, Bufalo Bill.
 

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