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Sanità e casse regionali. Come i tagli gravano sui cittadini campani.

gen 18, 2013 by

La politica nazionale di austerity realizzata dall’ex governo Monti sotto la spinta della Banca Centrale Europea ha portato ad un ulteriore impoverimento dei servizi sanitari soprattutto nelle già malandate regioni meridionali. Su 105 milioni di fondi pubblici totali destinati alla Sanità, soltanto 35 sono indirizzati al Mezzogiorno, nonostante sia densamente popolato, soprattutto in alcune aree urbane. Questa disparità è stata giustificata dal fatto che la ripartizione della spesa sanitaria nazionale viene stabilita in base alla popolazione anziana residente per aree geografiche. E poiché al Nord vivono più vecchi, sono riservati alle regioni settentrionali fondi sanitari per una proporzione, rispetto al Sud, pari esattamente al doppio. Non che si voglia in questa sede evidenziare problematiche centenarie sul divario nord-sud, perché il problema è che i tagli sono stati fatti dappertutto, ma sottolineiamo solo che una misura di sovvenzionamento proposta per le aree più povere del Paese fu impedita dal veto della Lega Nord.

La spending review ha, dunque, dato il colpo di grazia ad una politica di tagli e contenimenti nella spesa sanitaria meridionale, in particolar modo a quella campana, che è la regione del Sud più popolata. I fondi europei destinati al completamento dell’Ospedale del Mare di Napoli faranno tirare un po’ il fiato alle casse regionali ma ad ogni modo dovranno poi essere destinati alla realizzazione esclusiva di quella struttura. Gli effetti della macelleria sociale imposta dall’ormai governo uscente sono percepibili a più livelli. Innanzi tutto la carenza dei servizi al cittadino, e un esempio su tutti è la rimozione del primo soccorso presso l’ASL di Arzano. Quando poi un servizio non viene tagliato si verifica inevitabilmente un peggioramento del funzionamento dello stesso, in quanto con meno fondi a disposizione irrimediabilmente la qualità del servizio subisce una profonda flessione. Inoltre c’è ancora un altro aspetto da considerare. Tutte le associazioni, centri e enti privati che si occupano di assistenza alla persona con co-finanziamento pubblico sono costretti, nella migliore delle ipotesi, a vedere allungati i tempi di pagamento con la conseguenza che i pazienti sono costretti a pagare il servizio ottenuto e i centri a tagliare o ridurre le ore al personale. E per chiudere il quadro da annoverare l’ultima vicchiaccata del governo che ha bocciato l’istituzione del registro per tumori perché troppo oneroso, senza la minima considerazione del fatto che la Campania nell’ultimo decennio ha visto raddoppiare i malati e morti per cancro a causa di una devastazione territoriale che potrebbe essere stata addirittura pianificata anche dallo Stato – nella “presunta” trattativa stato-mafia.

Se da un lato aumentano i malati anche per malattie gravi, dall’altro si verifica un peggioramento dell’offerta sanitaria che, ricordiamolo, dovrebbe essere un diritto di ogni cittadino, come recita la costituzione e come da tradizione nazionale, che vantava uno dei migliori sistemi sanitari al mondo, almeno per quanto riguardava l’uguaglianza di accesso ai servizi. Insomma una prospettiva per niente rosea nel panorama sanitario campano, che già soffre una carenza di strutture rispetto alla domanda di utenza e si annuncia per il 2013 una situazione peggiore al di là di ogni previsione.

Giovanni Ferone

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