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Techno&pailettes: tornano i Daft Punk. E fanno il vuoto.

lug 2, 2013 by

 

Dal 2008 ad oggi i revival della disco hanno avuto buone riuscite, basti pensare ai  Lindstrøm, Todd Terje e Grizzly Bear. Tutti buoni prodotti. Poi arrivano loro, Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo da Parigi, meglio conosciuti come i Daft Punk e tutto diventa mediocre. Anzi, superfluo. O comunque un antipasto prima della portata principale, che in questo caso è il vero capolavoro del duo francese, Random Access Memories. Ci sono voluti quasi cinque anni per ultimare le tredici tracce che, quasi a voler uscire da quella “comfort zone” in cui si trova oggi la musica elettronica (stando alle parole dello stesso Thomas), hanno viaggiato per il mondo. Le parti vocali, infatti, sono state registrate a Parigi, la ritmica tra Los Angeles e New York, le parole in stanze d’albergo e aeroporti. Un vero e proprio trip musicale a cui hanno partecipato artisti del calibro di Pharrell Williams, Panda Bear degli Animal Collective, Giorgio Moroder,  Julian Casablancas degli Strokes, Nile Rodgers degli Chic che campiona – indovinate un po’?- Gli Chic. Lo stesso Pharrell, dopo averli incontrati a una festa per il lancio del nuovo album di Madonna, si è reso disponibile a partecipare anche “suonando il tamburello”. Le attese dopo Alive erano tante, erano alte. E non sono state disattese. Ma veniamo all’album in sé. Come detto, tredici tracce, uso delle drum machine limitato, tutta l’elettronica viene fuori da un solo sintetizzatore e da vecchi vocoder modificati per “rendere le voci robotiche più umani possibili” piuttosto che il contrario. Si parte con Give Life Back to Music, un vero e proprio omaggio al funk, si prosegue con la dolce The Game of Love e la genialata del disco: il vecchio produttore italiano Giorgio Moroder che racconta la sua vita, in sottofondo parte la musica e sembra tutto davvero perfetto. Within e Instant Crush sono quasi delle ballate, Lose Yourself to Dance, Touch e Get Lucky (la vera e propria hit del disco) sono l’amabile beffa: il duo parigino parla di sperimentazione e tira fuori una serie di pezzi quasi conservatori, fino all’ultima traccia, quella Contact che tanto ricorda i successi di Discovery. Un’opera monumentale dell’elettronica, forse il loro miglior disco. C’è voluto tempo, tempo per le solite attese dei migliori sul campo, ma ne è valsa la pena. Unico neo, i DP  hanno dichiarato che non ci saranno tour a seguito del lancio del disco. Si vocifera di un unico mega-tour che celebrerà la loro intera carriera. Aspetteremo, anche stavolta.

 

Download: Giorgio by Moroder, Instant Crush, Motherboard.

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