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Terremoto in Campania: approfondimento geologico e rischio sismico

dic 31, 2013 by

terremoto-napoli

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La domenica sera del 29 dicembre ore 18.08 la Terra ha tremato per le popolazioni dell’alto casertano con un sisma localizzato a 10,5 km di profondità per un epicentro fra le province di Caserta e Benevento.
L’evento rientra nel contesto geodinamico molto attivo dell’Appennino meridionale; una catena a falde di ricoprimento che ha avuto origine dalle profondità marine per le spinte reciproche dei blocchi africano ed europeo. Le falde di ricoprimento sono grandi corpi geologici ( dette unità paleogeografiche) che occupavano distinti bacini di sedimentazione; immaginiamo un contesto geografico simile alle attuali isole caraibiche, lontane, ma che poi movimenti tettonici hanno portato a scontrarsi fra di loro causando piegamenti e accartocciamenti delle unità che si sono sovrapposte creando l’attuale catena appenninica. Tuttavia la zona attualmente sta attraversando un periodo distensivo, di “ stiramento” per essere più chiari, che porta alla formazione di spaccature profonde ( faglie dirette). L’Appennino si è innalzato toccando quote fino ai 3000 metri ora è in fase di assestamento tettonico e proprio queste faglie dirette, distensive aiutano questo movimento isostatico, di aggiustamento diremmo spostando le varie “fette” ( falde) della catena. In realtà il contesto è il risultato di una serie di movimenti più complessi, perché insieme ad aree di abbassamento ce ne sono altre in sollevamento e i terremoti sono l’espressione delle faglie, ossia, degli strappi che si creano fra le porzioni della catena. Anche il terremoto dell’Irpinia ha avuto origine da faglie distensive poste nei primi 20 km di crosta.” In altre parole è vero che l’Italia si trova nella regione dello scontro fra il blocco africano e quello europeo, ma la gran parte dei terremoti di superficie che si registrano nel nostro paese traggono origine non da quella compressione, ma dalla tensione che deriva dall’aggiustamento gravitazionale, si potrebbe dire dal collasso (meglio, dalla disarticolazione complessa), della catena appenninica”. [Da : Annus Horribilis, di M. Tozzi Napoli 1998]
Le zone a elevato rischio sismico sono il 44% della superficie nazionale italiana (cioè 131mila kmq) e riguardano il 36% dei comuni. In queste aree vivono 21,8 milioni di persone, 8,6 milioni di famiglie in circa 5,5 milioni di edifici tra residenziali e non. Il rischio è aumentato dalla condizione di elevata vulnerabilità del patrimonio edilizio italiano, costruito per più del 60% prima del 1974, cioè prima dell’entrata in vigore delle primissime norme antisismiche.
Alla luce di quanto detto quindi appare ovvio che il rischio sismico è reale e concreto ma, purtroppo a causa della sua saltuarietà, spesso cade nel dimenticatoio. Il primo passo da compiere quindi è quello di fornire una maggiore informazione che, abbandonando i facili allarmismi e titoloni da prima pagina, si concentri piuttosto su una più diffusa sensibilizzazione di tutti nei confronti di questo problema ricordando che è sempre l’ignoranza a creare più danni.

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