W3vina.COM Free Wordpress Themes Joomla Templates Best Wordpress Themes Premium Wordpress Themes Top Best Wordpress Themes 2012

Una giornata da disabile

gen 16, 2013 by

Abbattere come allargare i propri orizzonti. Premessa legislativa.

Si parla sempre più spesso della disabilità e delle leggi promosse per l’abbattimento delle barriere architettoniche. In Italia, il primo intervento politico per prendere le parti dei disabili civili e dei mutilati di guerra è la legge n.118 del 30 marzo 1971, che regola l’accesso ad edifici pubblici, alle istituzioni scolastiche, prescolastiche o di interesse sociale di nuova edificazione nonchè l’abbattimento e l’eliminazione delle barriere architettoniche. E le modifiche dovevano essere costruite in conformità alla circolare del Ministero dei lavori pubblici del 15 giugno 1968. La legge medesima prevede che mezzi pubblici quali bus, tram e metropolitane devono essere accessibili agli invalidi non deambulanti, che non può essere vietata in nessun luogo pubblico o aperto al pubblico l’entrata ai minorati, che in tutti i luoghi in cui si svolgono manifestazioni pubbliche o spettacoli ci dovrà essere un luogo riservato agli invalidi in carrozzina. Intanto gli anni passano e si arriva al D.P.R numero 384 del 1978, il che prevede norme per le strutture connesse agli edifici (percorsi pedonali, parcheggi) e norme per l’edificazione abitativa e per gli edifici scolastici. Non si trovano dettami per l’ambiente esterno agli edifici, luoghi di relazione quali parchi, giardini, luoghi di sosta, servizi igienici pubblici. Per arrivare a una legge che prenda in esame anche i luoghi aperti come parchi e zone verdi si deve aspettare il 1983 con il Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici numero 1030, il quale espone la questione sugli Orientamenti relativi alle facilitazioni per la circolazione e la sosta delle persone disabili, prendendo in esame i luoghi aperti al pubblico di notevole estensione come le zone verdi e i parchi che devono risultare accessibili. Negli anni a seguire arrivano altre leggi che diffondono un messaggio di integrazione sociale e lavorativa alle persone affette da disabilità, fino ad arrivare al Decreto del Presidente della Repubblica numero 503 del 1996, che prevede norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici. Viene ampliato, anche, il concetto di barriere architettoniche e vengono considerate tali anche la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.

 

 

In una piccola realtà in periferia di Napoli possiamo chiederci se le leggi sono state rispettate, e se sono stati fatti interventi per meglio garantire l’integrazione dei diversamente abili sia in campo sociale, sia in campo lavorativo, sia e soprattutto in campo umano.

Dopo oltre 40 anni di leggi le cose sono cambiate?

 

Noi siamo andati a vedere e a provare.

 

Video di Agrippino Caiazza e Claudio Conti

 

La nostra indagine è stata utile per chiarire il disagio che vive una persona diversamente abile, poiché avete potuto vedere quanta difficoltà sia presente ad ogni incrocio, attraversamento pedonale, marciapiedi, anche sulle rispettive discese e salite adibite per le carrozzine. Queste rappresentano le maggiori difficoltà, poiché non sono a norma, la pendenza è troppo alta per la salita e troppo ripida per una discesa sicura, oltre al fatto che la maggior parte di questi accessi non sono livellati alla strada con il pericolo di ribaltare in avanti il disabile proiettandolo direttamente nel pericolo di essere investito. La difficoltà è rappresentata anche dai canali per il raccoglimento delle acque piovane che costituiscono un altro problema per la migliore fruibilità della carrozzina. Ciò condiziona la vita di queste persone meno fortunate di noi che non possono vivere pienamente la loro città, non hanno la possibilità di integrarsi socialmente e umanamente. Questa condizione è dettata da amministrazioni inefficienti e assenti a tutto ciò che riguarda la vita dei cittadini, all’esistenza degli stessi e alla speranza di avere una vita che possa essere vissuta veramente senza barriere mentali e soprattutto tangibili da un punto di vista territoriale.

Abbattimento vuol dire anche ricostruire in maniera migliore, con un pensiero limpido verso queste persone, come se costruissimo dei ponti efficienti che possano migliorare non solo la fruibilità dei loro mezzi e con questa migliorare senz’altro la loro vita, ma anche innalzare il nostro impegno su argomenti di una certa gravità. Abbattimento significa allargare i propri orizzonti, guardare al futuro in maniera più globale, cercando di dare le stesse agevolazioni territoriali anche alle persone che non hanno più la capacità di camminare sulle proprie gambe. Abbattimento vuol dire superare schemi mentali e pregiudizi, cercando di vivere il disagio di queste persone come il nostro, arricchendoci e non discriminando come qualcosa di nocivo.

Leave a Reply